Diario di Bordo
 

Il Brasile è la prima tappa di un viaggio che vuole indagare le migrazioni vecchie e nuove che hanno coinvolto gli italiani e in particolare i bergamaschi.

SAN PAOLO

San Paolo e' la città che meglio rappresenta il risultato delle migrazioni che da sempre hanno spinto l'uomo alla ricerca di un posto miglore dove vivere.

Se ha fatto poca strada per arrivare, l'immigrante e' giunto qui dagli stati del nordest o dalle regioni depresse dell'interno brasiliano; oppure ha varcato l'Atlantico  nel secolo scorso partendo dalla vecchia Europa; perfino i giapponesi qui non sono turisti ma immigranti!

E fra tutti tanti tanti italiani fuggiti da poverta' miseria e guerra o semplicemente alla ricerca di un'altra occasione nella vita.

E  adesso ci sono piu' pizzerie e per assurdo piu italiani qui che in qualsiasi altra citta d'Italia e del mondo.

Da qui parte la nostra ricerca di chi è partito da Bergamo o dalle sue valli, immigranti con una storia da raccontare, una storia che ci ricorda di quando, quelli che partivano, eravamo noi.

La nostra prima tappa a San Paolo è durata più del previsto.

La ricerca degli immigranti bergamaschi ci ha di fatto introdotti nell'enorme comunità italiana qui a San Paolo, mettendoci in contatto con tanti personaggi degni di nota provenienti da ogni regione dello stivale.

Senza contare che spostarsi in una città di milioni di abitanti, anche se semivuota perchè la maggioranza in ferie, non è un impresa facile; e qui , benchè si respiri una certa "milanesità", siamo sempre in Sudamerica e i tempi sono dilatati.

Grazie ai contatti presi in italia, abbiamo intervistato il Senatore Edoardo Pollastri , eletto nella Circoscrizione America Meridionale alle ultime Poliche.

Incontriamo il Dottore, anche  presidente della"Camara Italo Brasilera de Comercio e Industria " negli uffici situati nella  Avenida Paulista, una strada che,  come lo stesso Senatore afferma, racchiude da sola più ricchezza di intere economie di stati sudamericani. Ed è proprio sul futuro dell'economia di questo strano continente e dei suoi attuali rapporti con l'Italia che  si incentra gran parte della  nostra intervista.

Domenica 7 gennaio siamo stati ospiti del circolo italiano che , in occasione dell'Epifania, ha organizzato una giornata di festa nella sua sede campestre.

Il numero degli iscritti al circolo si è notevolmente ridotto rispetto agli anni della sua fondazione a causa della mancanza di un rinnovo generazionale. Sembra evidente che i figli di chi qui è immigrato, si sentano più integrati nella cosmopolità realtà paulista e pensino meno a preservare quella "italianità" tanto cara ai loro genitori.

I soci si sentono italiani tanto che in pochi si sono naturalizzati, cioè hanno chiesto la cittadinanza brasiliana. In molti rimangono fedeli ad una patria che ricreano nelle loro case brasiliane dove si mangia cibo made in italy (si preparano scorte di più di 2000 cappelletti ), si guarda rai sat e si parla rigorosamente la nostra lingua.

Non si deve comunque pensare alla comunità italiana come una realtà chiusa in stessa. A San Paolo la massicia presenza dei nostri connazionali ha cambiato di fatto le abitudini di tutti. Diffusa è la consuetudine di salutarsi con un "Ciao" e non è domenica se, nelle famiglie pauliste,  non vengono cucinati i "maccaroni".

La pasta qui è preparata ovunque, dentro e fuori casa, ma per ritrovare i sapori della nostra Bergamo, abbiamo pranzato al ristorante Ca D'oro , uno dei più rinomati della città e di tutto lo Stato. Nel menù troviamo piatti come i casoncelli e polenta e osei ,cucinati secondo le ricette tradizionali portate qui dalla famiglia Guzzoni , partita da Bergamo negli anni 50. 

Ci prepariamo a lasciare la grande San Paolo dirigendoci verso sud; qui conosceremo comunità più piccole, città come Botuvera dove ancora oggi si celebra la messa in bergamasco. 

BOTUVERA' - SANTA CATARINA

Se siete un turista in viaggio nello stato di Santa Catarina,  Botuvera’ merita sicuramente una sosta. Ai primi posti nella lista dei paesi dello stato che meglio preservano la loro “natureza” , Botuvera’ vanta luoghi incantati: qui e’ possibile visitare grotte,   fare il bagno sotto cascate d’acqua dolce,  assaporare prodotti genuini, dal miele al vino.

Ma se siete bergamaschi una sosta diventa d’obbligo: venire qui è molto di più che fare il classico viaggio a ritroso nel tempo.

A Botuverà sono diffuse tutte le abitudini che contraddistinguono la cultura bergamasca ma in  un contesto decisamente insolito: non e’ da tutti i giorni  mangiare polenta e formaggio ai tropici o giocare a bocce e alla “morra” sotto le palme!  

Tutto questo cominciò alla fine dell’800 quando i primi immigranti bergamaschi furono attirati nella regione grazie ad una legge del Governo  che concedeva ai coloni appezzamenti di terra da coltivare; ma giunti nella zona dove oggi sorge la cittadina di Brusque, si resero conto  che i lotti  migliori erano  già stati assegnati alla comunita’ tedesca e che a loro non rimanevano altro che i terreni circostanti ricoperti da  quello che qui chiamano il “mato”, una foresta rigogliosa e inesplorata attraversata dal rio Itajaimirim . 

 Il luogo sul fiume  che si  risulto’essere il piu’ sicuro per l’attracco delle canoe divenne il loro insediamento e su esso sorse un primo nucleo di case a cui venne dato il nome di Porto Franco. Con una forza d’animo incrollabile si ritagliarono il loro mondo nel mezzo di queste montagne ricoperte da una  natura selvaggia che, se da un lato rappresentava un ostacolo quasi insormontabile, dall’altro assicurava loro il sostentamento necessario per vivere.

Grazie al suo isolamento i suoi abitanti hanno saputo preservare fino ai giorni nostri tutti quegli usi importati dalla provincia italiana dal quale i loro nonni erano partiti: da genitore in figlio per generazioni sono state tramandate tutte le nostre abitudini da quelle culinarie a quelle ludiche, perfino ” bestemmiare” qui e’ considerato un atteggiamento tipicamente bergamasco!  

Ma quello che piu d’ogni altra cosa sbalordisce è che qui chiunque parla il nostro dialetto, per decenni l’unica “lingua ufficiale” del paese.

Una parlata fatta di vocaboli che probabilmente a Bergamo non si usano più da decenni e contaminato da tutta una serie di altri dialetti italiani, dal mantovano al tirolese, e dal portoghese o meglio quello che loro chiamano “il brasilian” misto tra veneto e portoghese.

Un dialetto strano ma decisamente comprensibile proposto anche nelle canzoni del repertorio della corale del paese, fondata dal 1920,  A botuverà si celebra una volta all’anno,una messa in Bergamasco, si mangiano i prodotti di Bergamo nella festa Bergamasca orgoglio di tutta la comunità. 

Sopravvissute fino ai giorni nostri usi e tradizioni sembrano comunque destinati a scomparire: la strada prima,  poi  la televisione e internet hanno ridotto le distanze tra questa  “Bergamo tropicale” e il resto del Brasile.

Quella che siamo certi non scomparirà è l’ospitalità della gente di Botuverà.

Siamo entrati nella casa della famiglia Paulini che vive ancora nel rispetto della natura e della più  tradizionale vita contadina: nella loro cascina si allevano animali da cortile, mucche e “ol roi “ cioè i maiali; si produce miele; si coltivano verdure grano e tabacco.

La maggior parte di quello che qui viene mangiato qui e’ stato allevato o coltivato.

 La casa rispecchia quella semplicita’ tipicamente contadina e la vocazione religiosa della famiglia che non consuma nessun pasto senza la preghiera recitata da mamma Lourdes.

L’atmosfera che si respira è da “albero degli zoccoli”.

Le scoperte continuano,siamo invitati dalla famiglia Paloschi che ci ha ospitato in occasione dei  festeggiamenti del 25° anno di sacerdozio di Don Dario, uno degli 11 fratelli.

Più di 100 persone hanno dato vita ad incontro conviviale tra parenti fatto di canti accompagnati dalla fisarmonica e tamburelli, partite di bocce e bagni sotto la cascata,una giornata di serenità che non dimenticheremo. 

La ricorrenza e’ stata inoltre un’occasione per ricordare l’importanza delle proprie origini e  degli antenati dalla quale la famiglia discende e i cui ritratti sono stati portati in chiesa ed esibiti a tutta la comunita’ riunita per la messa.

Un caffe’ l’abbiamo preso dalla  famiglia Colombi che produce miele, fabbrica presepi e macina il grano con un mulino ad acqua ancor oggi funzionante.

E poi tanti amici: da Nenem e Zenor F. Sgrott titolari dell’unico hotel del paese che ci hanno accolto come figli a Fabio e Edilson rispettivamente corista e direttore nella Corale Giuseppe Verdi e  indispensabile guide durante il nostro soggiorno a Butuvera’.

A conferma che, quello che rende unico un viaggio, sono le persone che incontri.

Lasciamo un pezzo di cuore e ripartiamo per il Sud, ci addentriamo nei luoghi dove italiani di ogni regione si sono uniti in un grande patto di solidarietà ed hanno mantenuto la propria identità .

Si sono integranti con tutti gli altri, tedeschi, polacchi,americani,giopponesi , indiani e brasiliani del sud e del Nord, lavativi che pensano solo a festeggiare,o grandi e instancabili lavoratori dediti alla famiglia e al lavoro.

(Anche qui in Brasile esistono vari brasiliani, etichettati come in tutto il mondo; lo spacconcello carioca che viene da Rio de Janeiro, il festaiolo bahiano che è nato a Salvador de Bahia, l'instancabile lavoratore paulista nato nella frenetica capitale commerciale, o semplicemente il contadino, braccia forti da sfuttare).

Dai racconti e non solo dai libri si capisce che un tempo qeulli da sfruttare, le braccia forti eravamo noi.

Come sostiene il Senatore Pallaro nella sua intervista:

Gli italiani lav oravono molto,si lamentavano poco e risparmiavano il 50 % del loro salario.

La chiave di volta, il risparmio poco in uso negli strati sociali più bassi, importante per costruire la comunità italiana che subito ha cominciato a riinvestire in piccole attività.

Oggi molti sono imprenditori affermati e la maggior parte sono inseriti nel tessuto socilae , ma c'è anche ancora e purtroppo non ce la fa ad arrivare alla fine del mese.